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Sabato, 26 Novembre 2016 20:09

Verifiche di vulnerabilità sismica su edifici rilevanti in caso di collasso

Verifiche di vulnerabilità sismica su edifici rilevanti in caso di collasso

Sull'obbligo delle verifiche di vulnerabilità sismica per edifici rilevanti in caso di collasso.

Vorremmo condividere alcune riflessioni fatte in merito all'obbligo delle verifiche di vulnerabilità sismica sugli edifici strategici o rilevanti in caso di collasso.

 

SULL'OBBLIGO DI VERIFICA DELLA SICUREZZA SISMICA DEGLI EDIFICI RILEVANTI IN CASO DI COLLASSO

 

L'Ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri 3274 del 20/3/2003 stabilisce che

È fatto obbligo di procedere a verifica, da effettuarsi a cura dei rispettivi proprietari, ai sensi delle norme di cui ai suddetti allegati, sia degli edifici di interesse strategico e delle opere infrastrutturali la cui funzionalità durante gli eventi sismici assume rilievo fondamentale per le finalità di protezione civile, sia degli edifici e delle opere infrastrutturali che possono assumere rilevanza in relazione alle conseguenze di un eventuale collasso.

La Delibera della Giunta Regione Emilia Romagna 1661/2009 del 2 novembre 2009, all’Allegato B, fornisce l’elenco delle Categorie di edifici e opere infrastrutturali che possono assumere rilevanza in relazione alle conseguenze di un eventuale collasso.

 

La Circolare DPC/SISM/0031471 del 21 aprile 2010 (Circolare sullo stato delle verifiche sismiche previste dall’OPCM 3274/03 e programmi futuri.) afferma che “la verifica (di sicurezza sismica ndr) è obbligatoria, mentre non lo è l’intervento, a meno che non si disponga di risorse ordinarie sufficienti”.

Afferma inoltre che “le verifiche suddette sono a carico dei proprietari o gestori delle opere, i quali sono in ogni caso responsabili della mancata effettuazione delle stesse”.

 

La Circolare DPC/SISM/0083283 del 04 novembre 2010 (Chiarimenti sulla gestione degli esiti delle verifiche sismiche condotte in ottemperanza all’art. 2, comma 3 dell’ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 3274 del 23 marzo 2003) sintetizza per i proprietari degli edifici definiti rilevanti in caso di collasso, l’obbligo della verifica di sicurezza sismica e l’obbligo della programmazione degli interventi.

 

Dopo diverse proroghe la scadenza per le verifiche di sicurezza sismica è stata definitivamente fissata al 31/03/2013.

 

SUGLI ESITI DELLA VERIFICA DI VULNERABILITÀ SISMICA

 

L'azione sismica di riferimento dipende dai seguenti parametri definiti dal D.M. 14/1/2008 Norme tecniche per le costruzioni (NTC08):

  • pericolosità sismica di sito;
  • destinazione d’uso e classe d’uso.

 

La sicurezza sismica dell’edificio dipende inoltre:

  • dalla geometria dell’edificio;
  • dai carichi gravitazionali presenti;
  • dalla qualità dei materiali impiegati.

 

SULLA AGIBILITÀ DEGLI EDIFICI SOTTOPOSTI A VERIFICA DI VULNERABILITÀ SISMICA

 

Lo svolgimento delle verifiche di vulnerabilità sismica e il riscontro di livelli di sicurezza inferiori al 100% non comporta la mancanza di agibilità dell'edificio.

 

È importante la consapevolezza che l’affidamento di una “valutazione della sicurezza” (o “verifica tecnica”) rappresenta solo l’inizio di un percorso fatto di iterazioni successive, che vedono il committente protagonista di un processo, per l’appunto “iterativo” insieme ai tecnici incaricati, volto a valutare lo stato di salute della costruzione (anche al di là dei convenzionalismi imposti dalle norme, spesso stringenti e non del tutto idonei), a valutare le esigenze dello stesso Committente, a valutare le eventuali limitazioni d’uso e/o le modalità per un uso “oculato” e, infine, a valutare gli eventuali interventi che offrano il miglior rapporto benefici-costi, tenendo conto di tutte le esigenze tecniche, economiche ed organizzative emerse nel corso di tale processo iterativo.

 

Il par. 8.3 delle NTC08 prescrive che la valutazione della sicurezza debba permettere di stabilire se: l’uso della costruzione possa continuare senza interventi; l’uso debba essere modificato (declassamento, cambio di destinazione e/o imposizione di limitazioni e/o cautele nell’uso); sia necessario procedere ad aumentare o ripristinare la capacità portante. Inoltre, per le opere esistenti è possibile fare riferimento a livelli di sicurezza diversi da quelli delle nuove opere ed è anche possibile considerare solo gli stati limite ultimi (Par. 2.1 delle NTC08). Le stesse NTC08, al par. 8.5, sottolineano che <<Nelle costruzioni esistenti le situazioni concretamente riscontrabili sono le più diverse ed è quindi impossibile prevedere regole specifiche per tutti i casi. Di conseguenza, il modello per la valutazione della sicurezza dovrà essere definito e giustificato dal Progettista, caso per caso, in relazione al comportamento strutturale attendibile della costruzione, tenendo conto delle indicazioni generali (…)>>.

Nell’ammettere che nelle costruzioni esistenti è accettabile un livello di sicurezza inferiore a quello richiesto per le nuove costruzioni, la norma introduce l’importante ed innovativo concetto di “limitazioni e/o cautele nell’uso”. Per le azioni controllate dall’uomo, si ammette quindi la possibilità, nell’ambito di una determinata destinazione d’uso, di diversificare le “reali condizioni d’uso” adattandole alle capacità della struttura.

 

Per le azioni naturali (inclusa quella sismica), il quadro normativo vigente (nazionale e regionale) non impone, in generale, che le costruzioni esistenti siano adeguate per resistere nella misura convenzionale prevista per il progetto di nuove costruzioni, né fissa soglie specifiche, ancorché meno restrittive. La prosecuzione delle attività in corso non è quindi subordinata al rispetto di predefiniti livelli di sicurezza (sismica e strutturale in generale) da parte delle costruzioni che le ospitano. Questo concetto viene espresso e giustificato anche nella “Circolare ministeriale 2 febbraio 2009, n. 617 - Istruzioni per l’applicazione delle “Nuove norme tecniche per le costruzioni” di cui al D.M. 14 gennaio 2008”, della quale si riporta lo stralcio relativo:

<<Gli esiti delle verifiche dovranno permettere di stabilire quali provvedimenti adottare affinché l’uso della struttura possa essere conforme ai criteri di sicurezza delle NTC. Le alternative sono sintetizzabili nella continuazione dell’uso attuale, nella modifica della destinazione d’uso o nell’adozione di opportune cautele e, infine, nella necessità di effettuare un intervento di aumento o ripristino della capacità portante, che può ricadere nella fattispecie del miglioramento o dell’adeguamento. (…) È evidente che i provvedimenti detti sono necessari e improcrastinabili nel caso in cui non siano soddisfatte le verifiche relative alle azioni controllate dall’uomo, ossia prevalentemente ai carichi permanenti e alle altre azioni di servizio; più complessa è la situazione che si determina nel momento in cui si manifesti l’inadeguatezza di un’opera rispetto alle azioni ambientali, non controllabili dall’uomo e soggette ad ampia variabilità nel tempo ed incertezza nella loro determinazione. Per le problematiche connesse, non si può pensare di imporre l’obbligatorietà dell’intervento o del cambiamento di destinazione d’uso o, addirittura, la messa fuori servizio dell’opera, non appena se ne riscontri l’inadeguatezza. Le decisioni da adottare dovranno necessariamente essere calibrate sulle singole situazioni (in relazione alla gravità dell’inadeguatezza, alle conseguenze, alle disponibilità economiche e alle implicazioni in termini di pubblica incolumità). Saranno i proprietari o i gestori delle singole opere, siano essi enti pubblici o privati o singoli cittadini, a definire il provvedimento più idoneo, eventualmente individuando uno o più livelli delle azioni, commisurati alla vita nominale restante e alla classe d’uso, rispetto ai quali si rende necessario effettuare l’intervento di incremento della sicurezza entro un tempo prestabilito.>>

 

SUI POSSIBILI INTERVENTI DI MIGLIORAMENTO SISMICO

 

In tutti i casi in cui la committenza sia intenzionata ad intraprendere un percorso di miglioramento sismico di un edificio a seguito di una prima verifica di sicurezza sismica è opportuno, secondo lo scrivente, agire nel seguente modo:

  • valutare alcuni scenari di uso con Classe d’uso inferiore a quella con cui sono state eseguite le verifiche che consentano una riduzione dell’azione sismica di riferimento;
  • valutare la eventuale modifica della destinazione d’uso e dei carichi variabili ad essa associati;
  • approfondire le indagini sui materiali e sugli elementi al fine di migliorare il livello di conoscenza dell’edificio ed aumentare i valori di resistenza da considerare nelle verifiche;
  • approfondire le analisi dei carichi permanenti con ulteriori saggi (anche parzialmente demolitivi);
  • valutare alcuni scenari d’uso che consentano la riduzione delle masse sismiche, eventualmente evitando di utilizzare alcune zone dell’edificio;
  • aggiornare le verifiche di sicurezza, anche considerando una vita nominale dell’edificio inferiore ai 50 anni che normalmente sono considerati per le nuove costruzioni (ad esempio 10 o 20 anni);
  • determinare il tempo di intervento con la formula (TINT CU) / TSLV= - ln (1 – 0,1) = 0.105 indicata dal Comitato Tecnico Scientifico della Regione Emilia Romagna nel Parere in merito alle verifiche tecniche, problematiche correlate e decisioni conseguenti. (Rif. Prot. int. n. 6, Riunione del 27 luglio 2010, Seduta n. 4)
  • valutare gli interventi di rinforzo possibili per migliorare il comportamento sismico dell’edificio, stante l’assoluta volontarietà degli interventi posti in opera e stante la mancanza di un livello di sicurezza minimo da raggiungere;
  • degli interventi individuati valutare la programmazione di messa in opera in funzione della disponibilità finanziaria della Committenza.